L’azzardo della Giordania
Sia Al-Quds sia Asharq al-Awsat analizzano in prima pagina le conseguenze della tragedia siriana sulla confinante Giordania.
Al-Quds, nel suo redazionale, critica il governo di Amman per aver consentito il dislocamento lungo i confini siriani di 200 soldati americani, numero ridotto, che potrebbe però aumentare in futuro. La fine della neutralità del regno hascemita nel conflitto siriano nasce dalle pressioni dell’Arabia Saudita che parteggia per un intervento armato e che, sfruttando la crisi economica e il deficit di bilancio della Giordania, ha praticamente imposto la sua visione politica basata sulla possibilità di armare l’opposizione siriana.
La Giordania è quindi di fronte ad una situazione molto delicata e rischia di mettere a fuoco e fiamme i propri confini, per non parlare della possibile reazione di Damasco, che potrebbe comprendere anche il bombardamento della capitale giordana.
Tra gli altri scenari poco rassicuranti vi sono la presenza di armi chimiche in territorio siriano e il suo collasso per mano di gruppi islamici estremisti, che potrebbero avere una forte influenza su elementi di instabilità come le frange salafite giordane.
Asharq al-Awsat al contrario, parla della consapevolezza giordana riguardo la situazione delicata che sta vivendo e del deterioramento dei rapporti con la vicina Siria. Conseguente è quindi la richiesta, secondo fonti giordane, del dislocamento di batterie di “Patriots” (sistema di difesa anti-missile) rivolta agli Stati Uniti.
La situazione iraniana e le elezioni presidenziali, previste per il prossimo giugno, offrono spunto invece per una notizia contraddittoria: mentre Asharq al-Awsat annuncia la possibile candidatura di Hashemi Rafsanjani alla presidenza del Paese, Al-Hayat riporta le parole di quest’ultimo che evidenziano l’improbabilità di presentarsi alle elezioni in quanto non gode della fiducia della guida suprema Ali khamenei.